lunedì 23 giugno 2008

Ho cominciato a leggere.
Ho cominciato a studiare greco, come mi ero ripromesso da tempo. Il francese no, per ora passo.
Ho cominciato un corso di dizione.

C'è caldo qui, molto caldo: forse oggi la mia è la città più calda.
Questo significa che l'estate è arrivata, dopo settimane di pioggia di cui non si poteva più.

L'estate che avanza, cioè: che si avvicina e quel che ne rimane. Verbo polisemico.
Avanzo anch'io... in tutti e due i sensi. PErché la vita è polisemica.

Ciao
Z.

giovedì 12 giugno 2008

l'estate che avanza


Dammi una Vespa, l'estate che avanza, dammi una Vespa ti porto in vacanza...


Così cantavano i Lunapop nel loro fortunato album.


E l'estate sta avanzando veramente, seppur in sordina, dato il tempo perennemente variabile, con mezze giornate di pioggia, intervellate da ore d'afa.

Vabbeh.


Che faccio in estate? Sicuramente la dedico alla lettura e allo studio in modo sistemetico. Un estate molto sui libri, che non mi spaventa, perché unisco l'utile al dilettevole.


E poi? Fine agosto al mare come al solito. E magari un viaggio, qualche giorno, non so dove o con chi.


Penso ai miei studenti di quinti che cominceranno la maturità. Come sono dentro? Hanno ideali e mete? E io com'ero alla loro età? Ora rileggo le pagine del mio diario di quei tempi.

Avevo 19 anni. E' un diario che cominciai a 17 e l'ho concluso a 28 per una precisa ragione.

Rileggendo quei pensieri emergono le cose che mi occupavano la mente, allora come ora.


Scrivevo il 12 giugno 1996:




La stima è fondamentale in un rapporto tra maestro e
discepolo. Stima significa umiltà, vera voglia di imparare, stupore, significa
che uno sa domandare con tutto se stesso perché si rende conto della propria
limitatezza e ignoranza. Qualsiasi grand'uomo serba stima per qualcuno.

Mi rendo conto che l'uomo è completo nel senso che nessuna
forza in lui va sprecata. Chi è umile, lo è perché sa per che cosa esserlo, chi
ama sa perché è amato. In pratica nel cristiano non vi è niente che va sprecato,
non è l'uomo mutilato.


e il 9 luglio:



Scelta religiosa e scelta culturale.
Cambiare se stessi per cambiare il mondo. Ogni associazione cattolica deve
avere come nucleo la fede: la fede deve essere partenza a arrivo. Tutto questo
l'ho letto su Avvenire, in un articolo, un'intervista con il professore
Brague. In più egli ha fornito un'illuminante distinzione fra cristianesimo e
cristiano. Il primo è un fatto culturale e come tale se ne parla e se ne
discute. Il cristiano invece non si interessa del cristianesimo perché egli
prima di tutto ama Cristo e lo vuole seguire.
Nessun cristiano può essere cattolico. solo la Chiesa. Vivere in comunione
è fondamentale per il cristiano, ma il tipo di comunione deve essere una
comunità riunita attorno alla fede: famiglia, associazioni, movimenti. Ci si
riunisce intorno a un fatto esterno e non a un progetto.
Quindi io direi: approfondiamo la fede, personalmente (perché è un'adesione
dell'io) e comunitariamente (perché è reale e vera e porta all'amore e
all'incontro, e senza comunità sia come uomo che come cristiano sarei morto) per
giungere alla santità. Da tutto questo può uscirne e deve uscirne una spinta a
vivere e agire, pensare e creare, con spirito cristiano. Il migliore dialogo con
il mondo lo si può fare se prima si ha chiara la propria identità.
Quindi impegno politico, sociale, scolastico, finanziario. Per edificare
quella società, a detta del Conciilo, in cui tutto l'uomo sia realizzato a
seconda della propria personalità e su diversi livelli di agire.

Esami il 18.

Ciò che più mi stupisce di me stesso è l'incostanza, forse il vero peccato.
Mi prometto qualcosa alla mattina e tutto cade e precipita prima di sera.

La santità è un cammino che riserba la croce e richiede fatica, giogo
benché facile e leggero perché portato con gioia. Prima di imputare
responsabilità ad altri, come la pastorale, magari pur vere, della difficile
coerenza e fievole testimonianza, occorre cominciare da se stessi amando Cristo.
E' l'unica scelta che santifica.
Cominciare a essere cristiano hit et nunc.
Ciò che noi siamo non è scritto in nessun documento e carta d'identità. Noi
siamo il popolo di Dio, la Sua stirpe.
La santità prima di tutto è un mistero. La santità che è la pienezza umana
e la conferma del messaggio divino della Chiesa, perché senza Chiesa non vi è
santità, è accessibile a tutti i battezzati in ogni luogo e momento. Come per
essere cristiani bisogna decidersi hic et nunc, la santità fiorisce, grazie a
Dio, dovunque e sempre.
Se la santità dovesse seguire la pastorale della Chiesa, che muta e si
rinnova col tempo, non ci sarebbero stati santi. In realtà la Chiesa non si
rinnova, ma si santifica. Non si ripensa, ma annuncia con uguale forza, ma in
più lingue e con diversi modi l'unica verità, umanamente divina, divinamente
umana di Cristo.



Ho scritto troppo in questo post.

ciao

Z.

venerdì 6 giugno 2008

Fine della scuola



Oggi è finita la scuola. Scuola: quanto c'è in questa parola! C'è la vita nella sua dinamica interna: percorso verso la maturità. Ascesi. Lavoro. Sacrificio, ma compagnia.


Oggi è finita, rivedrò i miei ragazzi fra tre mesi, troppi. E già mi mancano. Sarò patetico, ma già mi mancano. Domani mattina non varcherò i portoni della scuola per le due ore del sabato, storia e filosofia. Niente medioevo, niente filosofia antica.


Non che sia tutto facile: i ragazzi avevano i compiti, ma il mio compito permanente era quello di prepararmi; poi i rapporti con le classi, tra colleghi. Ci sono stati i problemi: come tutti ho anch'io i miei difetti; qualche errore l'ho commesso nella didattica e nella valutazione,certamente dovuti alla poca esperienza. L'anno prossimo qualche cosa non la ripeterò allo stesso modo.


Però, nonostante tutto, che gratificante esperienza ho avuto nell'essere chiamato a insegnare! E' il mestiere più bello del mondo! Assomiglia a quello del genitore, del padre. Far crescere: maestro da magister: colui che è più grande, ma proprio perché è più grande può rendere tali i ragazzi.


Dare quello che mi è stato ricevuto: questo devo fare. Mi viene in mente quello che diceva fra sé il Giuss salendo i scalini del Berchet: Devo dare a loro quello che ho ricevuto.


Ma, onestamente e fortunatamente, nel dare qualcosa ho ricevuto. Nessuna esperienza (vera) passa indenne: l'anno scolastico mi ha portato in dono la conoscenza dei colleghi (quanti nomi mi vengono in mente...), ovviamente degli studenti. L'opportunità di approfondire le materie che amo. Le conversazioni con i colleghi. Le conferenze e gli incontri. La gita. E tutto il resto...quanta umanità.


Questi mesi li userò molto per prepararmi bene, in modo da essere sempre utile

Ecco un primo elenco di principi del professore (frutto delle buone pratiche altrui e mie. So che sono generali e profnde, ma poco concrete. Ma i principi si trovano a questo livello. Se non si parte da qui, la sfida educativa quotidiana è già persa).

  1. Insegnare è più che un mestiere, è un compito.

  2. Il compito dell'insegnante è l'educazione: introdurre alla realtà totale.

  3. Per questo un insegnante non è solo un professionista di un ramo di sapere, ma il continuatore dell'opera dei genitori.

  4. Aiutare nella crescita, far maturare: per questo c'è una sola via: dare ragioni per vivere e testimoniare in prima persona.

  5. Prima di informazioni, è il tono affettivo che prevale: bisogna essere e farsi percepire come una presenza amica del ragazzo.

  6. Guardare negli occhi, a uno a uno, e dire tra sé: nonostante la mia pochezza, ti darò tutto quello che posso.

Per ora può bastare.

Z.

martedì 3 giugno 2008

Quanto di assoluto e perenne è stato prodotto dalla cultura profana nelle sue
radici profonde è cristiano: tutto infatti - quale che sia stata la
consapevolezza degli autori – o parla esplicitamente di Cristo o ne esprime il
desiderio inconscio o per assurdo lo invoca, confessando la pena e la vuotezza
per la sua assenza.

Questo era il metodo di mons. Giovanni Colombo nel fare lezione descritto dal
suo allievo Inos Biffi. E da quella scuola sono usciti il card. Giacomo Biffi e
don Giussani. Il cristocentrismo era - ed è ancora oggi - il modo vero con cui
guardare alla cultura umana da parte del cristiano.

L'ho fatto a scuola io quest'anno? Poco, meno di quello che potevo (e dovevo in quanto scuola cattolica) ma rimedierò. Gli errori di quest'anno sono salti in avanti per gli anni successivi.
Z.

domenica 1 giugno 2008

La scuola sta finendo e un anno se ne va

La prossima settimana e poi vacanze. Che saranno di studio, spero di viaggi, sicuramente non di amore.

Darò da leggere ai miei studenti I quattro amori di Lewis; li leggerò anch'io.

Tra qualche giorno scriverò una sintesi del mio primo anno completo di insegnamento.

Ciao
Z.