martedì 16 settembre 2008

Si riprende!

Ieri è ricominciata la scuola. Torniamo in classe e caliamoci nel lavoro dopo i mesi della pausa estiva.
E' bello ricominciare; con più slancio, forza e vita.

Z.

mercoledì 30 luglio 2008

31

Come si nota dal titolo oggi compio 31 anni.
Sto leggendo alcuni dialoghi di Platone, i primi in cui si descrive la personalità di Socrate, L'apologia, il Critone, il Fedone: grandiosi.
Vediamo come finirà quest'estate. Chissà i miei studenti di quinta, che non rivedrò a settembre, come stanno e cosa faranno. E cosa farò io, bisogna mirare sempre in alto, essere semprù più uomini, come Lui ci ha pensato e ci ha mostrato, solo così saremo felici. E il sacrificio, che non vuol dire che preferire un bene maggiore a un bene minore, che se scelto al posto del maggiore in realtà è un bene apparente, non spaventa, anzi è come accolto come qualcosa di prezioso.
L'atto di essere fa essere un singola e concreta cosa nella sua unicità (trascendentale dell'unum). Andare a fondo delle cose, non essere distratti, ma interessati; porre la giusta attenzione che ogni cosa o evento merita (fra l'altro di ogni evento o cosa è ricchissima di considerazioni e di relazioni con tutto il resto dell'universo mondo!). Specialmente degli uomini.
L'atteggiemento che si ha verso la realtà è lo stesso che si ha verso Cristo e viceversa.
Il cristiano è l'uomo vero: in questa breve affermazione c'è l'essenza del Cristianesimo, un modo di vivere la fede autentico e rivoluzionario rispetto ai pregiudizi correnti.
Un'altra affermazione, rubata al Giuss: Il cristianesimo non è il cielo che si apre, ma la terra che trema. Dice su per giù la stessa cosa della prima.
Ma è quello che intendeva dire Tommaso: Gratia non tollit naturam, sed perficit eam.
Buone vacanze cristiane!

Z.

giovedì 17 luglio 2008

Chiara Luce

Stasera mi sono imbattuto "casualmente" sul sito dedicato a Chiara Luce Badano.
Dopo il post per Chiara Lubich, di cui Chiara era figlia spirituale.
Il 3 luglio u.s. è stata dichiarata venerabile. Una ragazza morta a 19 anni venerabile. E quindi santa, cioè ha amato Gesù Cristo.
Trascrivo la preghiera.

www.chiaralucebadano.it

Preghiera
O Padre, principio di ogni bene
che per i meriti del tuo Figlio Gesù
susciti meraviglie di bontà in coloro
che si affidano al tuo amore,
ti rendiamo grazie per la testimonianza
cristiana di Chiara Badano.
Animata dall'ardore del tuo Spirito,
ha trovato nell'unione con Gesù
la luce per riconoscere nell'amore
l'ideale di vita e la forza di compiere,
in filiale abbandono alla tua volontà,
l'offerta della sua giovinezza
per il bene della Chiesa.
Se è conforma al tuo disegno che
l'esempio della Serva di Dio
venga proposto alla venerazione
dei fedeli, concedici, ti preghiamo,
la grazia ..... per l'esaltazione della
tua benevolenza di Padre.
Te lo chiediamo per Cristo,
nostro Signore. Amen

CHIARA LUCE BADANO
entrata in Paradiso il 7 ottobre 1990

Chiara, tu e tutti i giovani santi aiutate i ragazzi e i giovani (penso ora a tutti quelli della GMG a Sidney) a dire Si a Gesù Cristo.

La mia vita è piena di macchie, ma non deve essere questo a fermarmi. Ma la fiducua in Lui: come Chiara ha detto: «Fídati di Dio, poi hai fatto tutto» e anche «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch'io».
Sul tuo esempio Chiara e con la tua intercessione, tanti possano ritrovare la strada.
Z.

lunedì 14 luglio 2008

Letture estive

Qualche parola su due saggi che sto leggendo.
Il primo si intitola Etica della ragione di Angelo Campodonico. Sono arrivato alla parte che tratta dei principi della ontologia, l'essenza e l'atto d'essere.
L'atto d'essere è l'energia che fa esistere, letteralmente sostiene nell'essere, le cose. E ciò che esiste è sempre individuale. Se lo stato d'animo adeguato a cogliere l'esistere in atto delle cose è lo stupore, la meraviglia (diversa da quella di cui parla Aristotele nella Metafisica), solo quando emerge l'unicità delle cose, la loro attuale singolarità, facciamo esperienza dell'actus essendi.
Il libro contiene tantissime altre pagine interessanti, con frequenti e per questo lodevoli riferimenti ad autori contemporanei. Cercavo proprio questo un libro di filosofia, di ispirazione cristiana, ma che si muove consapevolmente nel panorama filosofico attuale.
Utilizzerò le annotazioni che più mi colpiscono nelle lezioni a scuola. Qualunque cosa utile e valida va presa. Penso che sia il miglior complimento all'autore.
Pure l'altro libro contiene riflessioni profonde, è L'anima e il suo destino di Vito Mancuso. Libro discusso per le posizioni eterodosse, pur proclamandosi fedele all'essenza del cristianesimo. E' un testo che mi pare edito in sordina, ma che ha conosciuto una diffusione notevole, merito dell'argomento e della chiarezza di esposizione, virtù rarissima tanto nei filosofi quanto nei teologi. Finora l'unico capace di dire cose profonde a sottili in modo il più possibile alla portata di tutti è il card. Biffi. E per di più con squisito humour. Ascoltai di persona Mancuso, qui a Verona, ed è una persona cortese e semplice, come lo stesso stile di scrittura fa intuire. A prescindere dalle riserve sulle tesi esposte, mi piace la scrittura accessibile pur affrontando argomenti difficili. Inoltre ha il coraggio di pensare il contenuto della fede alla luce della scienza. Ripeto: i risultati non sono sempre convincenti, ma il metodo è giusto.

La fede che si vive va pensata.

Ciao
Z.

lunedì 23 giugno 2008

Ho cominciato a leggere.
Ho cominciato a studiare greco, come mi ero ripromesso da tempo. Il francese no, per ora passo.
Ho cominciato un corso di dizione.

C'è caldo qui, molto caldo: forse oggi la mia è la città più calda.
Questo significa che l'estate è arrivata, dopo settimane di pioggia di cui non si poteva più.

L'estate che avanza, cioè: che si avvicina e quel che ne rimane. Verbo polisemico.
Avanzo anch'io... in tutti e due i sensi. PErché la vita è polisemica.

Ciao
Z.

giovedì 12 giugno 2008

l'estate che avanza


Dammi una Vespa, l'estate che avanza, dammi una Vespa ti porto in vacanza...


Così cantavano i Lunapop nel loro fortunato album.


E l'estate sta avanzando veramente, seppur in sordina, dato il tempo perennemente variabile, con mezze giornate di pioggia, intervellate da ore d'afa.

Vabbeh.


Che faccio in estate? Sicuramente la dedico alla lettura e allo studio in modo sistemetico. Un estate molto sui libri, che non mi spaventa, perché unisco l'utile al dilettevole.


E poi? Fine agosto al mare come al solito. E magari un viaggio, qualche giorno, non so dove o con chi.


Penso ai miei studenti di quinti che cominceranno la maturità. Come sono dentro? Hanno ideali e mete? E io com'ero alla loro età? Ora rileggo le pagine del mio diario di quei tempi.

Avevo 19 anni. E' un diario che cominciai a 17 e l'ho concluso a 28 per una precisa ragione.

Rileggendo quei pensieri emergono le cose che mi occupavano la mente, allora come ora.


Scrivevo il 12 giugno 1996:




La stima è fondamentale in un rapporto tra maestro e
discepolo. Stima significa umiltà, vera voglia di imparare, stupore, significa
che uno sa domandare con tutto se stesso perché si rende conto della propria
limitatezza e ignoranza. Qualsiasi grand'uomo serba stima per qualcuno.

Mi rendo conto che l'uomo è completo nel senso che nessuna
forza in lui va sprecata. Chi è umile, lo è perché sa per che cosa esserlo, chi
ama sa perché è amato. In pratica nel cristiano non vi è niente che va sprecato,
non è l'uomo mutilato.


e il 9 luglio:



Scelta religiosa e scelta culturale.
Cambiare se stessi per cambiare il mondo. Ogni associazione cattolica deve
avere come nucleo la fede: la fede deve essere partenza a arrivo. Tutto questo
l'ho letto su Avvenire, in un articolo, un'intervista con il professore
Brague. In più egli ha fornito un'illuminante distinzione fra cristianesimo e
cristiano. Il primo è un fatto culturale e come tale se ne parla e se ne
discute. Il cristiano invece non si interessa del cristianesimo perché egli
prima di tutto ama Cristo e lo vuole seguire.
Nessun cristiano può essere cattolico. solo la Chiesa. Vivere in comunione
è fondamentale per il cristiano, ma il tipo di comunione deve essere una
comunità riunita attorno alla fede: famiglia, associazioni, movimenti. Ci si
riunisce intorno a un fatto esterno e non a un progetto.
Quindi io direi: approfondiamo la fede, personalmente (perché è un'adesione
dell'io) e comunitariamente (perché è reale e vera e porta all'amore e
all'incontro, e senza comunità sia come uomo che come cristiano sarei morto) per
giungere alla santità. Da tutto questo può uscirne e deve uscirne una spinta a
vivere e agire, pensare e creare, con spirito cristiano. Il migliore dialogo con
il mondo lo si può fare se prima si ha chiara la propria identità.
Quindi impegno politico, sociale, scolastico, finanziario. Per edificare
quella società, a detta del Conciilo, in cui tutto l'uomo sia realizzato a
seconda della propria personalità e su diversi livelli di agire.

Esami il 18.

Ciò che più mi stupisce di me stesso è l'incostanza, forse il vero peccato.
Mi prometto qualcosa alla mattina e tutto cade e precipita prima di sera.

La santità è un cammino che riserba la croce e richiede fatica, giogo
benché facile e leggero perché portato con gioia. Prima di imputare
responsabilità ad altri, come la pastorale, magari pur vere, della difficile
coerenza e fievole testimonianza, occorre cominciare da se stessi amando Cristo.
E' l'unica scelta che santifica.
Cominciare a essere cristiano hit et nunc.
Ciò che noi siamo non è scritto in nessun documento e carta d'identità. Noi
siamo il popolo di Dio, la Sua stirpe.
La santità prima di tutto è un mistero. La santità che è la pienezza umana
e la conferma del messaggio divino della Chiesa, perché senza Chiesa non vi è
santità, è accessibile a tutti i battezzati in ogni luogo e momento. Come per
essere cristiani bisogna decidersi hic et nunc, la santità fiorisce, grazie a
Dio, dovunque e sempre.
Se la santità dovesse seguire la pastorale della Chiesa, che muta e si
rinnova col tempo, non ci sarebbero stati santi. In realtà la Chiesa non si
rinnova, ma si santifica. Non si ripensa, ma annuncia con uguale forza, ma in
più lingue e con diversi modi l'unica verità, umanamente divina, divinamente
umana di Cristo.



Ho scritto troppo in questo post.

ciao

Z.

venerdì 6 giugno 2008

Fine della scuola



Oggi è finita la scuola. Scuola: quanto c'è in questa parola! C'è la vita nella sua dinamica interna: percorso verso la maturità. Ascesi. Lavoro. Sacrificio, ma compagnia.


Oggi è finita, rivedrò i miei ragazzi fra tre mesi, troppi. E già mi mancano. Sarò patetico, ma già mi mancano. Domani mattina non varcherò i portoni della scuola per le due ore del sabato, storia e filosofia. Niente medioevo, niente filosofia antica.


Non che sia tutto facile: i ragazzi avevano i compiti, ma il mio compito permanente era quello di prepararmi; poi i rapporti con le classi, tra colleghi. Ci sono stati i problemi: come tutti ho anch'io i miei difetti; qualche errore l'ho commesso nella didattica e nella valutazione,certamente dovuti alla poca esperienza. L'anno prossimo qualche cosa non la ripeterò allo stesso modo.


Però, nonostante tutto, che gratificante esperienza ho avuto nell'essere chiamato a insegnare! E' il mestiere più bello del mondo! Assomiglia a quello del genitore, del padre. Far crescere: maestro da magister: colui che è più grande, ma proprio perché è più grande può rendere tali i ragazzi.


Dare quello che mi è stato ricevuto: questo devo fare. Mi viene in mente quello che diceva fra sé il Giuss salendo i scalini del Berchet: Devo dare a loro quello che ho ricevuto.


Ma, onestamente e fortunatamente, nel dare qualcosa ho ricevuto. Nessuna esperienza (vera) passa indenne: l'anno scolastico mi ha portato in dono la conoscenza dei colleghi (quanti nomi mi vengono in mente...), ovviamente degli studenti. L'opportunità di approfondire le materie che amo. Le conversazioni con i colleghi. Le conferenze e gli incontri. La gita. E tutto il resto...quanta umanità.


Questi mesi li userò molto per prepararmi bene, in modo da essere sempre utile

Ecco un primo elenco di principi del professore (frutto delle buone pratiche altrui e mie. So che sono generali e profnde, ma poco concrete. Ma i principi si trovano a questo livello. Se non si parte da qui, la sfida educativa quotidiana è già persa).

  1. Insegnare è più che un mestiere, è un compito.

  2. Il compito dell'insegnante è l'educazione: introdurre alla realtà totale.

  3. Per questo un insegnante non è solo un professionista di un ramo di sapere, ma il continuatore dell'opera dei genitori.

  4. Aiutare nella crescita, far maturare: per questo c'è una sola via: dare ragioni per vivere e testimoniare in prima persona.

  5. Prima di informazioni, è il tono affettivo che prevale: bisogna essere e farsi percepire come una presenza amica del ragazzo.

  6. Guardare negli occhi, a uno a uno, e dire tra sé: nonostante la mia pochezza, ti darò tutto quello che posso.

Per ora può bastare.

Z.

martedì 3 giugno 2008

Quanto di assoluto e perenne è stato prodotto dalla cultura profana nelle sue
radici profonde è cristiano: tutto infatti - quale che sia stata la
consapevolezza degli autori – o parla esplicitamente di Cristo o ne esprime il
desiderio inconscio o per assurdo lo invoca, confessando la pena e la vuotezza
per la sua assenza.

Questo era il metodo di mons. Giovanni Colombo nel fare lezione descritto dal
suo allievo Inos Biffi. E da quella scuola sono usciti il card. Giacomo Biffi e
don Giussani. Il cristocentrismo era - ed è ancora oggi - il modo vero con cui
guardare alla cultura umana da parte del cristiano.

L'ho fatto a scuola io quest'anno? Poco, meno di quello che potevo (e dovevo in quanto scuola cattolica) ma rimedierò. Gli errori di quest'anno sono salti in avanti per gli anni successivi.
Z.

domenica 1 giugno 2008

La scuola sta finendo e un anno se ne va

La prossima settimana e poi vacanze. Che saranno di studio, spero di viaggi, sicuramente non di amore.

Darò da leggere ai miei studenti I quattro amori di Lewis; li leggerò anch'io.

Tra qualche giorno scriverò una sintesi del mio primo anno completo di insegnamento.

Ciao
Z.

lunedì 28 aprile 2008

Rolando Rivi


servo di Dio
Rolando Rivi
1931-1945
A lui e a tutti i martiri.
Z.

venerdì 11 aprile 2008

Superfrancesco


C'è un bambino che abita nella mia stessa provincia, ma questo non è importante, che ha bisogno di cure. Si chiama Francesco, anzi Superfrancesco.


Se avete voglia di sapere qualcosa del suo caso guardate qua:






E' tanto che non scrivo, miei cari 4 lettori, tra un po' riempirò qualche riga. Di cose nuove da dire dentro e fuori di me, ce ne sono sempre.

Z.

martedì 25 marzo 2008


Pasqua. La vittoria della vita sulla morte. Lui è la Vita. Riconoscere e adorare la sua dedizione estrema, la sua volontà di bene verso di noi fino all'ultimo e la sicurezza che quel gesto pone rimedio a tutto: questo è il compito della spiritualità cristiana.


Vorrei avanzare in questa concezione. Per farlo c'è un mezzo vivere a fondo nella chiesa e lasciarsi educare. Anche quella visibile e lasciarsi educare. Senza avere falsi pudori o amene ingenuità di purezza. Ogni giorno cercare di salire, come diceva il beato Alberto Marvelli.


Quanto male c'è anche oggi! Così, ora come ora, penso allo scoppio di violenza in Iraq. Morti civili, morti soldati. Il vescovo caldeo, e la difficile vita dei nostri fratelli cristiani in quelle terre.

In questi giorni si parla anche del Tibet; tempo fa si parlava della Birmania (ora non più, ma la situazione non è migliorata).

E tante altre zone.


Sabato sera Magdi Allam ha ricevuto dal papa il battesimo durante la Veglia; è uno dei fatti che mi conferma che ho seguito la linea culturale giusta dentro il cattolicesimo italiano. Grazie soprattutto a CL che conobbi negli anni del liceo.

Sempre sabato erano tre mesi dalla morte di Lorenzo. Penso che per la famiglia la coincidenza del Sabato santo con questa ricorrenza sia stato un conforto intimo.


Ora ho sonno e vado a letto. Ho passato una bella pasquetta.

Giovedì riprendo scuola: tra gli argomenti da affrontare: Spinoza, la rivoluzione francese, il neopositivismo: è importante presentarli come fatti umani, dietro ai quali vi sta l'uomo concreto, come lo siamo noi ora, con domande e desideri che ci mettono in moto e le strade varie che percorriamo.

Z.

mercoledì 19 marzo 2008

In memoriam Chiara Lubich



«Che tutti siano uno»(Gv.17,21).

Per queste parole siamo nati,
per l'unità,
per contribuire a realizzarla nel mondo.


Chiara Lubich
1920-2008
Z.

giovedì 6 marzo 2008

Punti della lista per la vita contro l'aborto

Roma. I nostri candidati si impegnano a:

1 Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutti i bambini abortiti nel territorio nazionale, in qualunque fase della gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.

2 Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione dell’aborto solitario e clandestino contro lo spirito e la lettera della legge 194 di tutela sociale della maternità.

3 Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura dei neonati sono un compito deontologico dei medici a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.

4 Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

5 Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla vita” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

6 Difendere la legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in recenti sentenze giudiziarie, di introdurre la pratica eugenetica della selezione per annientamento dell’embrione umano al posto della cura e della relativa diagnostica terapeutica. Introdurre nei primi cento giorni una moratoria per la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sulla falsariga di quella europea abbandonata dal governo Prodi, e rafforzare la ricerca sulle staminali adulte o etiche.

7 Fondare in ogni regione italiana una Agenzia per le adozioni il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quei bambini che possono essere sottratti a una decisione abortiva di qualunque tipo.

8 Adottare le modalità del “Progetto Gemma” sul sostegno materiale alle gestanti in difficoltà e alle giovani madri di ogni nazionalità e status giuridico per la prima accoglienza e educazione dei bambini, con l’erogazione di consistenti somme per i primi trentasei mesi di vita dei figli.

9 Applicare la parte preventiva e di tutela della maternità della legge 194. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei consultori e dei Centri di aiuto alla vita in ogni regione e provincia italiana.

10 Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione del disabile in ogni regione italiana.

11 Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per la vita.
Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.

Per l'amore e il buonumore

Guardiamo il video della puntata di Otto e mezzo con Paola Bonzi e Giuliano Ferrara. Quello che viene detto mi convince sempre di più. Soprattutto la critica feroce alla pillola della morte: RU486.

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=ottoemezzo&video=9796
Z.

lunedì 25 febbraio 2008

Gli uomini vivi si incontrano


Nella chiesa di santa Maria Ausiliatrice nel quartiere Testaccio a Roma.
Z.


sabato 23 febbraio 2008

Libere di non abortire


L'ultima volta avevo scritto che ero un po' perplesso sulla opportunità di una lista contro l'aborto e per la vita presentata da Giuliano Ferrara; ora non lo sono più. Questo cambio di opinione mi trova in buona compagnia, per esempio di uno come Oscar Giannino.
Perché non lo sono più? Perché penso che 1) è troppo grande e scandalosa la montagna di aborti che si consumano nel mondo e qui in Italia e 2) altrettanto grande la nostra assuefazione e indifferenza che ogni strumento per contrastare questo stato di cose è più che benvenuto. Inoltre 3) la presentazione della lista - colpo di genio del direttore del Foglio - è forse l'unico modo per tenere acceso e vivo il dibattito sulla difesa della vita cominciato con l'idea di una moratoria dell'aborto di dicembre.
All'assordante silenzio che abbiamo tenuto sulla mattanza, con derive sessiste (specie in Asia) ed eugenetiche (qui in Italia), bisogna contrapporre una voce ferma e pacata, razionale e piena di buoni argomenti, senza urla e rumori inutili, sulla bellezza della vita nascente.
Arriveranno accuse, obiezioni, marce e manifestazioni con slogan vecchi e nuovi, ma questo paradossalmente sarà segno che si è toccato un nervo scoperto, finendola di parlare dell'aborto come di un diritto. L'impresa sembra a prima vista impari: andare contro lo spirito dei tempi, contro la mentalità scientista, contro relativismo dittatoriale di Bruxelles: ma ne vale la pena.
Se ci si affida a Maria, Regina della vita, pregando anche il servo di Dio Giovanni Paolo II e la beata Teresa di Calcutta.
Z.

sabato 16 febbraio 2008

Aborto? No, grazie.

E' tornato il femminismo? Parrebbe di si guardando le manifestazioni di donne a Napoli, Roma e varie altre città. Contro cosa manifestavano? Contro nulla. Nulla di reale, perché nessuno vuole veramente abolire la legge 194. Quello che si vuole abolire è lo spirito che ha prodotto (tanto come soggetto che come oggetto) quella legge. L'indifferenza morale e l'assufezione delle coscienze. Per la verità, le persone che hanno sfilato lo hanno fatto per qualcosa che è peggio del nulla: il diritto di uccidere. Perché questo è l'aborto.
Hanno protestato mosse dalla paura di guardare in faccia la verità, che ci mette con le spalle al muro.
Grandiosamente (ma anche dolorosamente) il Foglio oggi ha titolato:

Napoli, ucciso bimbo perché malato

Non so se la lista di Ferrara sia una buona scelta. Forse si, forse no. Il tempo ce lo dirà.
Ma siamo con lui.
Z.

giovedì 7 febbraio 2008

Serva ordo et ordo servabit te

Sono tornato ieri da Milano. Era dal luglio che non ci mettevo piede, da quando cioè ero andato per salutare I., un mio caro amico dei tempi della SSIS, e per rivedere la città. Tra università, SSIS e altro ho passato diversi anni, sei o sette, a Milano. Il fatto che tornassi a casa ogni fine settimana però mi ha impedito di sentire questo periodo come un vero e proprio soggiorno.
A Milano ho divesri ricordi. Quando lunedì sono uscito a fare due passi non ho sentito la distanza che passava dall'ultima volta, tutto mi era familiare; eppure erano sei mesi. E alcune cose sono successe nel frattempo.
Chissà quando ci tornerò, forse prima di Pasqua.
Prima di salutare I. che mi aveva accompagnato fino al binario, lui mi ha regalato il DVD di Magnolia, il film con Tom Cruise, e io all'improvviso ho tirato fuori dallo zaino il volume di Gomez Davila dell'Adelphi e gli diedi quello. Spero che gli piaccia, e che gli sia utile.
Domani mi devo assolutamente comprare i due volumi di aforismi che comprendono il primo volume.
Finisco riportando un articolo di Buttiglione che mette in luce il progetto culturale sotteso all'esperienza dell'Unione di Prodi, riconducendolo - giustamente secondo me - al dossettismo.
Sono contento che sia caduto questo governo. Voleva approvare leggi contrarie alla natura.
Altro che stare al passo con i tempi, riconoscere le trasformazioni avvenute nella società!

Serva ordo et ordo servabit te
Potrebbe benissimo essere un aforisma del colombiano.
Ciao
Z.

Il Fallimento del dossettismo
di Rocco Buttiglione
Il governo Prodi è caduto in Parlamento. Non è caduto perché travolto da una forza maggiore dell’opposizione. È caduto per decomposizione della maggioranza. In un certo senso il governo inizia a morire nel momento in cui Veltroni e Berlusconi si parlano e cercano di delineare un sistema di regole, scritte e non scritte, che consentano un funzionamento “normale” della democrazia italiana. Nel momento, però, in cui viene meno la pregiudiziale antiberlusconiana, cioè l’identificazione surrettizia di berlusconismo e fascismo, viene meno anche il collante della coalizione di governo ed emergono tutte le sue esplosive contraddizioni interne. In altre parole, la coalizione di governo, per resistere, ha bisogno di una sorta di coazione esterna, di un clima di emergenza. Veltroni pensava, giustamente, che il paese avesse bisogno di uscire da questo clima di bipolarismo barbaro, che usa un linguaggio da guerra civile ed in cui la competizione politica sui programmi e sui valori è sostituita dal dileggio dell’avversario e dalla sua demonizzazione. La coalizione di centrosinistra si rivela però incapace di realizzare questa transizione. È davanti alla esplosione della coalizione che Veltroni si vede costretto a correre da solo e, di conseguenza, a costruire un sistema elettorale che gli consenta di correre da solo, capovolgendo la posizione tradizionale dei Ds. Esplode la coalizione di centrosinistra, finisce l’Ulivo. Non ci si faccia ingannare dalle apparenze. Se non fossero stati i centristi a far cadere il governo lo avrebbe fatto di qui a poco la sinistra. La ragione è semplice: questo centro e questa sinistra non possono governare insieme, sono reciprocamente incompatibili. Non è solo il fallimento di un governo e di una coalizione. È il fallimento di una cultura politica, la cultura politica azionista e dossettiana di cui Prodi è stato la espressione politica. Non è riuscito l’incontro dei cattolici e dei comunisti. Gli azionisti ed i dossettiani erano convinti che nella Resistenza italiana si fosse realizzato un incontro storico dei cattolici, dei comunisti e dei liberali che generava una forma culturale e politica superiore sia al comunismo che alle democrazie occidentali. Questa sintesi superiore imponeva una revisione radicale ed anche una abiura parziale del comunismo tradizionale, del liberalismo tradizionale e del cattolicesimo tradizionale. Avrebbero potuto incontrarsi fra loro solo un nuovo comunismo, un nuovo liberalismo ed un nuovo cattolicesimo. Da questo presupposto discende, fra l’altro, la interpretazione dossettiana del Concilio ecumenico Vaticano II come rottura assoluta con il passato cattolicesimo, bollato in blocco come integrista. La novità politica avrebbe avuto bisogno, per realizzarsi compiutamente, di una riforma religiosa e teologica. È in questa luce che si comprendono anche alcune sorprendenti affermazioni degli onorevoli Bindi e Castagnetti secondo i quali i vescovi italiani sarebbero teologicamente in ritardo rispetto alla novità non solo politica ma anche religiosa dell’Ulivo. Questa idea azionista e dossettiana conquista negli anni post-conciliari quella che Del Noce chiamava la Repubblica della Cultura. Dopo la caduta del muro di Berlino azionismo e dossettismo (il dossettismo è la variante cattolica dell’azionismo) giungono anche alla conquista del potere politico con l’Ulivo e con l’Unione. Il Partito democratico avrebbe dovuto essere il frutto maturo di questa lunga gestazione politica. Era necessario che il dossettismo godesse il suo momento di successo politico perché solo in questo modo era possibile arrivare alla dimostrazione evidente del suo fallimento. Così è stato. Diceva Del Noce che comunismo e cattolicesimo sono essenze irriducibili, non mediabili. E così infatti è stato. I comunisti sono rimasti fuori dal Partito democratico, hanno rifiutato di lasciarsi riassorbire nella sintesi prodiana. Anche la maggioranza dei cattolici è rimasta fuori e, comunque, la Chiesa italiana si è rifiutata di attribuire ai cattolici dossettiani nel Partito democratico quel ruolo di sua rappresentanza laica che essi si erano attribuiti. La grande sintesi che avrebbe dovuto abbracciare tutti gli italiani ricostruendo l’unità morale della nazione finisce con l’avere il consenso, nel migliore dei casi, di un po’ meno di un terzo dell’elettorato. In effetti dopo il crollo del comunismo diventa difficile proporre una sintesi di comunismo ed economia di mercato. Si pone, se mai, il problema di come coniugare libertà e solidarietà, ma questa è altra cosa, che appartiene, se mai, all’ambito della dottrina sociale cristiana e del pensiero liberale. Il comunismo, a livello mondiale, si è dissolto davanti ad una opposizione intellettuale, religiosa e morale, non è stato riassorbito in una sintesi di ordine superiore che ne conservi alcuni elementi. Dossettismo ed azionismo sono disarmati davanti all’emergere di una globalizzazione che ridimensiona il ruolo dello stato ed il potere della politica ed impone di ripensare in modo del tutto nuovo il rapporto fra stato e società e fra libertà e solidarietà. Egualmente disarmato è il dossettismo davanti all’emergere delle questioni della bioetica, in una fase storica in cui l’uomo acquisisce capacità inaudite di manipolare se stesso. Qui si delinea per i cattolici un nucleo di valori non negoziabili che resiste al primato assoluto della mediazione politica che è invece proprio della ideologia dossettiana. Per giungere all’incontro cattolici e comunisti devono rinunciare, ciascuno per suo conto, al proprio orizzonte di riferimenti ideali. Si incontrano dunque sul terreno di un pragmatismo assoluto e di un primato della politica che si stacca da ogni riferimento vincolante di valori che la preceda.
Cessano, in tal modo, di essere popolari. Rinunciamo a mostrare (ma il lettore vi arriva facilmente da solo) in che modo le singole tappe del fallimento del governo Prodi si lasciano ricondurre alla insufficienza di questi suoi presupposti ideali. Dalla presa d’atto di questo fallimento ideale bisogna comunque partire per ripensare fuori da schemi consumati il ruolo dei cattolici, dei liberali ed anche della sinistra riformista nel futuro della democrazia italiana.

martedì 29 gennaio 2008

La caduta

Il governo Prodi è caduto giovedì 24 gennaio. Ne riparlerò a breve...

mercoledì 23 gennaio 2008

crisi di governo

Ogni uomo porta in sé la forma intera dell'umana condizione


così si esprimeva nei suoi saggi Montaigne. E mi appare racchiusa qui la valenza di un blog personale, cioè di una forma di comunicazione che ha in sé la ragionevole speranza di servire a chi lo legge. Anche se per la verità non scrivo pensando a lettori potenziali.

A che punto siamo ora? Il governo è in crisi, atto finale di un'agonia palese, che forse il capo del governo era l'unico a non vedere. Prodi & c. sono giunti realmente al capolinea. Le crisi possono rivelarsi delle opportunità se ben sfruttate. Mi auguro che sia così, che il futuro per l'Italia sia di avere una politica che fa. Magari con qualche riforma, che cambi la forma di esercizio del potere, per intervenire sui fatti, sulla vita concreta del paese, cioè sulla sostanza.
Z.

martedì 22 gennaio 2008

Questa è una storia...

Oggi - 22 gennaio - è passato un mese dalla scomparsa di Lorenzo. Proprio oggi sarebbe il suo diciottesimo compleanno. E grazie ai suoi famigliari, questa ricorrenza doppia è stata ricordata. Dopo la messa delle 19 in parrocchia, animata con i canti dei ragazzi del catechismo (del quale Lorenzo era animatore del gruppo di prima e faceva parte di quello di quarta superiore) i genitori ci hanno offerto la pizza in salone.
E' stata una serata bellissima. Si sono lette sue testimonianze e una poesia su di lui, la madre ha ricevuto un quadro con alcune foto. Tutto in un clima di serenità e speranza cristiana. E' stata una vera lezione di catechismo per i ragazzi, e per le ragazze del mio gruppo di prima superiore. Questa sera forse vale più di tanti martedì sera.

Sono contento anche per i genitori: ci tenevano a ricordare Lorenzo, a non far passare troppo velocemente il suo ricordo. E penso che questa serata - con tutti i ragazzi, compagni di scuola e amici della parrocchia attenti ad ascoltare un tema che lui aveva scritto - dove hanno sentito l'affetto di molti. Un affetto genuino perché Lorenzo ha lasciato una traccia. Il suo animo puro e generoso ha contagiato tutti. Questa sera i suoi genitori saranno più consolati e rappacificati dentro.

E' proprio vero che resterà di noi quanto abbiamo amato. Chi ama porta frutto. E il frutto che visibilmente Lorenzo ha lasciato è - almeno per quel che mi è dato di scorgere ora - una parrocchia più viva. Si farà anche un'associazione col suo nome.
Mi devo rendere conto che sto ricevendo molto dal Signore e da coloro che Lo amano nella comunità.
Z.

martedì 8 gennaio 2008

Sempre avanti

Ieri ho ripreso scuola ed è stato più naturale di quel che pensavo. Ho fatto cinque ore filate di lezione normalmente. Anche oggi è andata bene. Più passano le settimane, più esperienza sto accumulando. Anche oggi sono successi due piccoli imprevisti, non arrivo a chiamarli fatti negativi, che mi servono per il futuro.

Oggi ho ripreso anche catechismo, almeno noi animatori l'abbiamo ripreso. I ragazzi non sembra, dato che non si è presentato nessuno oggi. Nessuno. E' la prima volta che capita da quando a ottobre abbiamo iniziato. E dire che sarebbe stato l'incontro preparato meglio.

Ripartiamo dunque dopo le vacanze. Senza rimpianti e senza abbattimenti. Sempre avanti!
Anche a voi, forza, continuiamo sulla buona strada.
Z.