lunedì 31 dicembre 2007

Felice anno nuovo 2008 per la vita


Riporto il testo della moratoria sull'aborto lanciata dal benemerito Il Foglio.

Da qualche tempo non le recito più, ma prima di cominciare la scuola, a mezzogiorno, dopo l'Angelus, mi ero abituato a dire alcune preghiere contro gli aborti praticati in Italia.

Devo riprendere.



«Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 Paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. È lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. È oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione».«Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 Paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia. Sono due cose diverse, ovviamente. Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri.Bene, anzi male. Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore. È lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna. È oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti. Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione».


Buon anno, di gioia e impegno, ciascuno nel proprio campo in cui Cristo l'ha chiamato a lavorare.

Z.

martedì 25 dicembre 2007

BUON NATALE

Oh, se Tu potessi squarciare i cieli e scendere! (Isaia 63, 19)




I cieli si sono aperti ed Egli - il Verbo - si è fatto carne.
Anche oggi è passato il giorno di Natale, con messa della notte e del giorno, lauto pranzo e regali.
Ma non posso non pensare a Lorenzo. Che pena vedere le due pagine che il quotidiano gli ha dedicato! E il necrologio, con la sua bella foto, di un ragazzo dal viso pulito: lo ripeto, un ragazzo serio. Uno di quelli da cui sono sicuro di non aspettarmi mai una frecciata. 17 anni. Le sue passioni erano il calcio, la parrocchia e il latino.
Caro Lorenzo, ora sei veramente nella luce dell'Eterno, quella luce che - anche grazie al tuo aiuto - noi tutti vedremo un giorno.
Sarai di aiuto a tanti: lo so questo. E lo sanno anche i tuoi genitori. Che doloroso Natale per loro e per tua sorella deve essere stato quello di oggi.
Posso dirti questo: a settembre sono incominciate per me due belle cose, la scuola e il catechismo in parrocchia. Quest'ultimo mi ha fatto inserire nella comunità del Sacro Cuore che finora no avevo mai frequentato. La chiesa del Sacro Cuore per me voleva dire solo la messa alla domenica. Quando venivo qui a messa, perché spesso andavo in centro.
Ma da settembre - un poco alla volta - mi sto inserendo e conoscendo meglio le altre persone che fanno parte delle altre attività. Tra queste c'eri anche tu.
Aiuta il nostro gruppo di prima superiore a fare esperienza di vita cristiana, almeno un po'. Che sui ragazzi non scivolino via le ore di catechesi del martedì sera. Aiutami tu dall'alto.
Z.

domenica 23 dicembre 2007

Ciao, Lorenzo

A due giorni dal Natale devo parlare di un'altra morte, triste perché assurda. Come lo sono le morti improvvise di ragazzi.
Si chiamava Lorenzo e lo conoscevo da circa un mese, dalla fine di novembre. Era animatore di catechismo con me. L'ultima volta che l'ho visto è stata martedì scorso.

Era un bravo ragazzo, serio: l'ho subito capito. Ero molto contento che ci fosse anche lui.
Penso che solo la speranza di cui parla il papa, la speranza brillata nella storia degli uomini duemila anni fa, possa sostenere il dolore di chi lo piange, sostenerlo dandogli un senso.

Certo, lo strazio del cuore di sua mamma, della sorella e del padre non per questo cessa.
Che festa di Natale passerà la sua famiglia! E i giorni che procederanno senza di lui. Così sarà per i suoi compagni di classe, gli amici, e tutti.

Ma mi hanno molto colpito i suoi famigliari stasera, al rosario in chiesa, gremita. Fermi e dignitosi, la madre alla fine ha salutato il figlio con fede in Dio e nella Sua volontà. E' stata una vera testimonianza di fede.

Se non avessi cominciato catechismo in parrocchia, non lo avrei conosciuto.

Buon Natale nella speranza che ci ha donato Gesù Cristo

martedì 11 dicembre 2007

Spe salvi: che Dio ci salvi dalla disperazione

L'ultima enciclica del papa, dal titolo melodioso Spe salvi, con quelle due esse all'inizio delle parole, tocca un tema centrale: la speranza. Il nostro mondo non spera, vive alla giornata. Tira a campa', è così. C'è poco da aggiungere.
Perché le persone non sperano? Perché non credono più, questa è la conclusione, papale papale (è il caso di dirlo!).

Per sperare occorre avere ricevuto una grande grazia, diceva Peguy.
E vive bene solo chi spera, solo chi ha una prospettiva di luce sul futuro.
Buon avvento a tutti voi lettori.
Anche se ultimamente mi sono fatto sentire poco, a voi ci tengo.
Z.


Si dimentica troppo, bimba mia, che la Speranza è una virtù,
che è una virtù teologale, e che di tutte le virtù, e delle tre virtù teologali,
è forse la più gradita a Dio.
Che è sicuramente la più difficile, che è forse
la sola difficile, e che senza dubbio è la più gradita a Dio.
La Fede va da
sé. La Fede cammina da sola. Per credere c'è solo da lasciarsi andare, c'è solo
da guardare.
Per non credere, bambina, bisognerebbe tapparsi gli occhi e gli
orecchi. Per non vedere, per non credere.
La carità purtroppo va da sè. Per
amare il prossimo c'è solo da lasciarsi andare, c'è solo da guardare una simile
desolazione. Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi,
tormentarsi, contrariarsi. La carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta
semplice, tutta alla buona.
Ma la speranza non va da sè. La speranza non va
da sola. Per sperare, bambina mia, bisogna essere molto felici, bisogna aver
ottenuto, ricevuto una grande grazia.
E quello che è facile è l'inclinazione
a disperare, ed è la grande tentazione.
La Speranza vede quello che non è
ancora e che sarà.
Ama quello che non è ancora e che sarà.
Nel futuro del
tempo e dell'eternità."

Charles Péguy, “Il portico del mistero
della seconda virtù”