Perché le persone non sperano? Perché non credono più, questa è la conclusione, papale papale (è il caso di dirlo!).
Per sperare occorre avere ricevuto una grande grazia, diceva Peguy.
E vive bene solo chi spera, solo chi ha una prospettiva di luce sul futuro.
Buon avvento a tutti voi lettori.
Anche se ultimamente mi sono fatto sentire poco, a voi ci tengo.
Z.
Si dimentica troppo, bimba mia, che la Speranza è una virtù,
che è una virtù teologale, e che di tutte le virtù, e delle tre virtù teologali,
è forse la più gradita a Dio.
Che è sicuramente la più difficile, che è forse
la sola difficile, e che senza dubbio è la più gradita a Dio.
La Fede va da
sé. La Fede cammina da sola. Per credere c'è solo da lasciarsi andare, c'è solo
da guardare.
Per non credere, bambina, bisognerebbe tapparsi gli occhi e gli
orecchi. Per non vedere, per non credere.
La carità purtroppo va da sè. Per
amare il prossimo c'è solo da lasciarsi andare, c'è solo da guardare una simile
desolazione. Per non amare il prossimo bisognerebbe farsi violenza, torturarsi,
tormentarsi, contrariarsi. La carità è tutta naturale, tutta zampillante, tutta
semplice, tutta alla buona.
Ma la speranza non va da sè. La speranza non va
da sola. Per sperare, bambina mia, bisogna essere molto felici, bisogna aver
ottenuto, ricevuto una grande grazia.
E quello che è facile è l'inclinazione
a disperare, ed è la grande tentazione.
La Speranza vede quello che non è
ancora e che sarà.
Ama quello che non è ancora e che sarà.
Nel futuro del
tempo e dell'eternità."
Charles Péguy, “Il portico del mistero
della seconda virtù”
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