mercoledì 20 giugno 2007

conversione/2


Torno a parlare un attimo dela conversione. Di una cosa sono radicalmente certo. Conversione è in primis una questione di mente, cervello, poi di cuore o azione.

Non cambia veramente il modo di agire se prima non sopraggiunge un nuovo modo di pensare, vedere le cose, giudicare: una nuova ottica.


In greco Paolo di Tarso per dire conversione usa la parola meta-noia, cioè cambiamento di mentalità.

Sembra strano all'apparenza, ma non è detto che sia più facile cambiare mentalità invece che condotta. Certamente le due cose vanno insieme e si influenzano reciprocamente, ma il primato è della mente.

Sempre Paolo nella Lettera ai Romani, siamo giustificati dalla fede non dalle opere.
Il quadro di Caravaggio che raffigura l'apostolo caduto a terra perché investito dalla rivelazione dall'alto fa capire di più perché egli percepiva chiaramente il primato della fede.
Ma profanamente anche le grandi imprese, individuale o collettive, dipendono da precisi stili di pensiero. Non si risana l'Italia senza che ci sia una mentalità adatta, dove ci sia meno rivendicazione di diritti e più darsi da fare, tanto per fare un esempio.

Z.

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