sabato 23 giugno 2007

vittime

Si può essere vittime in molti modi. Vittime dell'ingiustizia, del destino, della malvagità altrui ecc. C'è chi pensa che nascere è un male, e quindi ogni uomo è vittima del fatto di essere al mondo (pensiamo al Leopardi).
A seconda che si usi un'accezione più o meno larga del termine vittima il numero di persone che si possono includere è maggiore o minore.

Oggi penso a diverse cose, pensando a vittima. Precisamente: a tre persone e a un gruppo.
Penso a padre Bossi, ancora rapito e tenuto prigioniero - vittima - nelle Filippine.
Penso a mia zia, che sta vivendo gli ultimi suoi giorni di vita, perché vittima di una malattia inesorabile.
Penso a Bruno Contrada, in carcere, perché si ritiene vittima delle calunnie di collaboratori di giustizia, usati perfidamente dai magistrati che lo accusano.

Penso infine ai molti cristiani che vivono nei paesi musulmani del Medio Oriente: il loro numero nel tempo è drasticamente calato perché sono vittime dell'intolleranza e della violenza religiosa di ispirazione islamica.
E ha fatto bene Magdi Allam a proporre la manifestazione a Roma in loro aiuto.
Sarebbe desolato lo scenario del mondo senza una risposta a tutte le vittime, a chi subisce ingiustamente un male, di qualsiasi genere. Desolato perché senza senso:
come fa dire Shakespeare a Machbet (cui ho assistito ieri sera rappresentato appena fuori città nel giardino di una scuola):

La vita non è che un ombra che cammina; un povero commediante che si pavoneggia e si agita, sulla scena del mondo, per la sua ora, e poi non se ne parla più; una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e di furore, che non significa nulla"

[Macbeth, Atto V, Scena V].


Sarebbe...se Qualcuno non si fosse fatto vittima per tutti.
Z.


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