martedì 7 agosto 2007

Trasfigurazione




Ieri 6 agosto era la festa della Trasfigurazione di Nostro Signore e io non ne ho fatto cenno. Rimedio oggi.

Intanto ieri ricorrevano due anniversari, molto diversi fra loro, ma che ricordo sempre.


1945: la bomba atomica su Hiroshima (e il 9 a Nagasaki). Quello fu l'esempio di una trasfigurazione al contrario. Non la manifestazione della gloria delle cose perché intessute di luce divina, ma la loro deformazione opaca. Ho preso in considerazione la bomba atomica perché rappresentò un punto di non ritorno della crescita della potenza distruttiva dell'uomo. Ma ogni guerra è deformazione. Invece di transfigurare, sfigura e basta.


1978: la morte di Paolo VI. Papa del postconcilio, condusse la Chiesa in un periodo tempestoso, allorché - come disse in un celebre discorso - il fumo di Satana era penetrato perfino nel tempio di Dio. Papa Montini fu un grande uomo di Dio, fedele a Cristo come successore di Pietro nonostante le incomprensioni. Specialmente quelle intra-ecclesiali. Come disse il Giuss, il suo fu uno dei papati più luminosi.


Bene. Una buona notizia arrivata oggi: da settembre insegnerò storia e filosofia in una scuola privata di ispirazione cattolica della mia città. Sono contento e sorpreso. Tutto è accaduto velocemente. Mercoledì il primo colloquio telefonico col preside e oggi l'incontro di persona. Bene. E' quello che voglio fare.



Infine lascio una mia poesia sulla trasfigurazione scritta diversi anni fa.

Ciao

Z.





E Pietro aprì l'occhio

pesante per il sonno;

a seguire il maestro,

dietro a lui, fin sul

monte, a pregare forse,

fin su a pregare come

egli faceva spesso,

di più in quei giorni.


Anche Giacomo venne,

pure Giovanni, quello

giovane, imberbe,

con lui da quasi tre anni.

E quanta strada poi

ne han fatta insieme

a quell'uomo e ora

salivano al monte.


Quel che egli vide

lo ammutolì, il fiato

evitò di uscire,

gli altri due a bocca

aperta, sbalorditi,

già guardavano Cristo:

destati li aveva

un'armonia soave.


La luce accesa sul volto

scaldava l'aria:

il loro maestro

tra Mosè ed Elia.

Parlavano, si ode,

di legge e di profeti.

Parlavano con lui

su una morte vicina.


Gli istanti sembravano

eterni. E piangono

Giovanni e Giacomo,

piange Pietro al vedere

l'inattesa bellezza,

insperata mai.

- Tre tende - balbetta

-per voi, e starete qui sempre -.


Mentre diceva questo

avvolse una nube

tutto e tutti.

Pareva minacciare il cielo:

che paura. La faccia

a terra. Però una mano,

una carezza

colma d'affetto amico


diede loro coraggio.

Il volto normale

del loro rabbi, barba

nera, le poveri vesti

di sempre, infine

lo sguardo eloquente:

- Aspettate a dire -

e ridiscesero il monte.

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