
Ciao.
Scrivere su questo blog sta diventando per me una piacevole abitudine, anche se sono abbastanza certo che non mi legge nessuno. Ma non importa, so che la possibilità remota che qualcuno dia una sbirciatina c'è, e questo mi basta. Per tanti anni ho tenuto un diario personale e segreto - più di mille pagine - ma ovviamente l'unico lettore sapevo di essere solo io. E questo era un limite, nel senso che le riflessioni che scrivevo tendevano troppo spesso a trascinarmi nel mio mondo. Insomma scrivevo troppo di me, dei miei ricordi esperienze sentimenti e stati d'animo, ma in maniera soggettiva. Anche ora non posso che scrivere a partire da me, è inevitabile. Ma la consapevolezza di avere dei lettori mi impone delle condizioni salutari: quelle di non essere troppo intimo, scrivo sotto anonimato ma...non si sa mai. Secondo: non avrebbe senso parlare dei fatti miei solamente, poco interesse per me e quasi nessuno il resto dei naviganti.
Scrivere qua è una piccola forma da attività autoterapeutica contro l'eccesso di soggettivismo che che rischia un carattere fortemente secondario come il mio.
La regola è: non parlare di sé, ma a partire da sè. Ho voluto dire questo nel sottotitolo del blog: Dal mio mondo al mondo.
Sto leggendo Le conffesioni di un italiano, e ieri notte sono arrivato a un punto molto bello che merita trascriverlo. Quando Carlino, il protagonista, si avventura fuori dal castello verso posti mai prima esplorati e si ferma attonito davanti al tramonto. E istintivamente si inginocchia. E pensa a Dio. E prega.
D'improvviso, i canali e il gran lago dove sboccavano, diventarono tutti di fuoco; e quel lontanissimo azzurro misterioso si mutò in un'iride immensa e guizzante, dei colori più diversi e vivaci. Il cielo fiammeggiante ci si specchiava dentro, e di momento in momento lo spettacolo si dilatava, s'abbelliva agli occhi miei, e prendeva tutte le apparenze ideali e quasi impossibili d'un sogno.Volete crederlo? Io cascai in ginocchio, come Voltaire sul Grutli, quando pronunziò dinanzi a Dio l'unico articolo del suo credo. Dio venne in mente anche a me; quel buono e grande Iddio che è nella natura, padre di tutti e per tutti. Adorai, piansi, pregai; e debbo anche confessare che l'animo mio, sbattuto poi dalle maggiori tempeste, si rifugiò sovente nella memoria fanciullesca di quel momento, per riavere un barlume di speranza.
Questo episodio letterario mi fa ricordare l'episodio vero di don Giussani bambino (più o meno la stessa età del protagonista Carlino) che camminando con la madre una mattine in mezzo la campagna, davanti allo spettacolo del sole sentì dire da lei "Com'è bello il mondo e com'è grande Dio". Parole che il fondatore di CL non dimenticherà più.
Un ultima cosa. Nel testo citato si fa rimerimento a Voltaire, l'illuminista e anticlericale, che di fronte al sorgere del sole mentre era su un monte in Svizzera, pare abbia esclamato: "O Dio potente, io credo".
Ciao.
Z.
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